Il 14 ottobre il ministro degli Esteri brasiliano ha annunciato che le esportazioni del Brasile verso l’Unione europea sono cresciute del 30% tra maggio e settembre 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025. L’accordo UE–Mercosur si applica in via provvisoria dal 1° maggio. Più volumi sono una buona notizia. Sono anche più merci esposte a controlli europei che, loro, non sono stati allentati. Ecco i quattro punti che verifico per primi con gli esportatori brasiliani e i loro importatori europei.
Un accordo che apre il mercato, non la frontiera
Un dazio ridotto va richiesto; non si applica mai automaticamente. Il prodotto deve essere originario ai sensi dell’accordo, la prova dell’origine deve essere rilasciata nella forma prevista, e fattura, classificazione doganale e dichiarazione devono raccontare la stessa storia. Quando uno dei tre diverge, il risultato è noto: dazi pieni, regolarizzazione, talvolta controllo a posteriori sulle spedizioni precedenti. Avevo descritto questo meccanismo a maggio; resta intatto.
Controllo 1 — l’origine preferenziale
Prima della prima spedizione sotto l’accordo chiedo tre cose all’esportatore: la classificazione doganale dei suoi prodotti, il dettaglio dei materiali non originari incorporati e la regola di lista applicabile a ciascuna voce. Questo lavoro richiede pochi giorni; evita mesi di contenzioso. Lato importatore, verifico che il rappresentante doganale disponga della prova dell’origine prima dell’arrivo, non dopo.
Controllo 2 — acciaio, metalli e CBAM
Dal 1° ottobre 2026 tutto l’acciaio importato nell’UE deve essere accompagnato dalla prova del paese di fusione e colata. Un certificato di fabbrica incompleto basta a bloccare un container. Per i prodotti coperti dal meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (acciaio, alluminio, cemento, fertilizzanti, idrogeno, elettricità), il regime definitivo si applica dal 1° gennaio 2026: l’importatore europeo deve essere dichiarante CBAM autorizzato e l’esportatore brasiliano deve poter fornire dati sulle emissioni utilizzabili. Senza questi dati, l’importatore paga su valori predefiniti, generalmente sfavorevoli.
Controllo 3 — caffè, soia, carne bovina, legno, cuoio: l’EUDR
Il regolamento europeo sulla deforestazione si applica alle grandi imprese dal 30 dicembre 2026 e alle più piccole dal 30 giugno 2027. La data regge: a Bruxelles si discutono ancora semplificazioni, ma non si profila alcuna maggioranza per un nuovo rinvio. In concreto, ogni lotto deve essere collegato alle coordinate di geolocalizzazione degli appezzamenti e a una dichiarazione di dovuta diligenza presentata prima dell’immissione sul mercato. Per le filiere brasiliane del caffè, della soia, della carne bovina, del legno e del cuoio è il cantiere di questo autunno.
Controllo 4 — il fascicolo d’ingresso
I primi tre controlli riguardano il prodotto. Il quarto riguarda il fascicolo: numero EORI dell’importatore valido, classificazione doganale confermata, valore in dogana documentato, rappresentante doganale designato e informato, dati di sicurezza ICS2 completi prima del carico. È il meno spettacolare dei quattro, ed è quello che immobilizza più container.
Cosa preparo, e cosa non faccio
CTB Group prepara il fascicolo pronto per la presentazione: matrice d’origine prodotto per prodotto, elenco dei documenti attesi con responsabile e scadenza, dati CBAM ed EUDR raccolti presso i fornitori, poi coordinamento del rappresentante doganale e dello spedizioniere scelti dall’azienda. Non presentiamo la dichiarazione e non ci sostituiamo al rappresentante doganale: resta presentata dal vostro dichiarante, su un fascicolo che non gli riserva alcuna sorpresa.
Se esportate dal Brasile verso l’Europa, o importate dal Mercosur, il momento giusto per verificare questi quattro punti è prima del prossimo ordine, non all’arrivo della nave. Il primo colloquio è offerto.
Per approfondire
- Corridoio UE–Brasile: esportatori brasiliani
- Pacchetto CBAM
- Legno ed EUDR
- Accordo UE–Mercosur: perché i vostri dazi ridotti non sono garantiti