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Acciaio: senza prova del paese di fusione, l’importazione è respinta

Dal 1° ottobre, un certificato di fabbrica incompleto basta a immobilizzare un container di acciaio. Ecco cosa verifico per primo con gli importatori, e cosa potete controllare già questa settimana.
12 ottobre 2026 di
Acciaio: senza prova del paese di fusione, l’importazione è respinta
Vanessa Cavalcante Vieira
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Dal 1° ottobre, una riga mancante su un certificato di fabbrica può far respingere un’importazione di acciaio. Molti importatori ancora non lo sanno. Vi spiego cosa è cambiato, senza gergo, e soprattutto cosa potete verificare prima della prossima spedizione.

Cosa è cambiato il 1° ottobre

Il regolamento (UE) 2026/1384 ha sostituito, dal 1° luglio 2026, la precedente salvaguardia sull’acciaio. Fissa contingenti tariffari annuali per un volume totale di 18.345.922 tonnellate e porta il dazio fuori contingente dal 25% al 50%. Aggiunge soprattutto un obbligo nuovo: provare, all’importazione, il paese in cui il metallo è stato fuso e colato, il “melt and pour”.

Il regolamento di esecuzione (UE) 2026/1963 precisa la prova richiesta e si applica dal 1° ottobre 2026. Il documento di riferimento è il certificato di fabbrica (Mill Test Certificate). Deve indicare due cose: il paese di fusione e colata e il numero di colata. Se ne manca una, sono ammessi documenti integrativi: fatture, bolle di consegna, certificati di qualità, clausole contrattuali, dichiarazioni a lungo termine del fornitore, documenti di produzione o documenti doganali del paese di esportazione. Senza alcun certificato, questi documenti possono valere da soli come prova, ma solo fino al 30 settembre 2027.

Il paese si dichiara nella dichiarazione doganale, con codici TARIC dedicati, e la dogana effettua un controllo documentale. Il testo è netto: nessuna prova verificabile, nessuna importazione.

Cosa vedo concretamente nei fascicoli

Una stessa bobina d’acciaio porta ormai tre regimi, ciascuno con la propria catena di prova: il contingente e il suo dazio del 50%, il CBAM e la tracciabilità del paese di fusione. E tutti e tre si giocano prima dell’imbarco.

Il contingente è assegnato per trimestre, in ordine di arrivo. Il trimestre aperto il 1° ottobre è in corso. Quando una linea si esaurisce, il dazio del 50% si applica qualunque sia l’origine e si somma agli eventuali dazi antidumping. Quando un contingente è segnalato come critico, al momento della dichiarazione può essere richiesta una garanzia a copertura del dazio pieno. Per un’azienda, è liquidità bloccata per settimane.

La prova di fusione è il punto che si inceppa più spesso. Il certificato dell’ultimo laminatoio non dice sempre quale forno ha fuso il metallo. Appena c’è una trasformazione intermedia, il numero di colata si perde per strada. E senza certificato conforme, la dogana verifica i documenti sostitutivi, il che richiede tempo e può ritardare l’accesso al contingente.

Il CBAM, infine. Il prezzo di riferimento dei certificati per il terzo trimestre è stato pubblicato il 5 ottobre: 82,32 € per tonnellata di CO₂, il più alto dell’anno. I dati sulle emissioni e la prova di fusione provengono dallo stesso interlocutore, l’acciaieria. Il mio consiglio: chiedete entrambi nella stessa conversazione.

Cinque domande da porsi prima della prossima spedizione

  1. I vostri codici NC figurano nell’allegato I del regolamento 2026/1384? E, separatamente, nell’allegato I del CBAM? Le due liste non coincidono.
  2. I vostri certificati di fabbrica indicano sia il paese di fusione e colata sia il numero di colata? Uno solo dei due non basta.
  3. Il vostro fornitore è l’acciaieria o un trasformatore? Nel secondo caso, il numero di colata risale fino al forno?
  4. I vostri contratti di acquisto esigono già oggi un certificato conforme, nel formato che sarà l’unico ammesso dal 1° ottobre 2027?
  5. Chi, nella vostra catena, trasmette i codici TARIC e i documenti al vostro rappresentante doganale, e chi segue lo stato del contingente prima dell’imbarco?

Se esitate su una di queste cinque risposte, non siete soli. È precisamente lì che i fascicoli si bloccano.

Come lavoriamo con voi

Il nostro mestiere è consegnare un fascicolo pronto per la presentazione prima che la merce arrivi. Per l’acciaio: rilettura dei certificati di fabbrica alla luce del regolamento 2026/1963, controllo di coerenza tra fattura, origine, classificazione doganale e dati CBAM, monitoraggio dei contingenti e preparazione degli elementi della dichiarazione. CTB Group guida la conformità e la governance doganale; l’esecuzione dichiarativa resta affidata ai rappresentanti designati dall’azienda.

Siamo stabiliti in Europa, a meno di un’ora dal porto di Anversa-Bruges. Quando un fascicolo si blocca, questa vicinanza fa guadagnare ore, a volte giorni.

Due date da segnare. Il 20 ottobre 2026 Parlamento, Consiglio e Commissione tengono il primo trilogo politico sull’estensione del CBAM ai prodotti trasformati in acciaio e alluminio: viti, bulloni, tubi, fili, mobili metallici. Ed entro il 31 dicembre 2026 la Commissione deve presentare una prima valutazione sull’aggiunta di nuovi prodotti siderurgici al regime dei contingenti. Il perimetro si allarga. Meglio essere pronti prima.

Per approfondire

E voi, a che punto siete?

I vostri certificati di fabbrica sono già completi? Avete incontrato una difficoltà con un fornitore o un trasformatore? Raccontatelo nei commenti, i vostri riscontri alimentano i prossimi articoli. E se preferite parlarne a voce, prendiamoci trenta minuti insieme: Primo colloquio offerto (30 min).

Foto: Morteza Mohammadi, Unsplash.

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